La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto significative modifiche riguardanti il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, ossia per discendenza da antenati italiani. Queste novità mirano a regolamentare e uniformare le procedure, sia a livello nazionale che internazionale.

Incremento del contributo per le domande presentate all’estero

A partire dal 1° gennaio 2025, l’articolo 1, comma 639, della Legge di Bilancio ha disposto l’aumento del contributo consolare per le istanze di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis presentate da persone maggiorenni presso le sedi diplomatico-consolari italiane. Il contributo è passato da 300 euro a 600 euro. Inoltre, i commi 640 e 641 stabiliscono che il 50% dei proventi derivanti da tale contributo sia riassegnato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Di questa somma, metà sarà destinata al funzionamento degli uffici all’estero e per altre spese in conto capitale, mentre l’altra metà sarà ripartita tra gli uffici consolari in proporzione ai contributi riscossi.

Introduzione di contributi per le domande presentate in Italia

Per le domande presentate direttamente in Italia, i commi 636-638 della stessa legge prevedono che i Comuni possano richiedere un contributo amministrativo fino a 600 euro per ciascun richiedente maggiorenne che presenti istanza di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis. Inoltre, i Comuni possono applicare un contributo massimo di 300 euro per le richieste di certificati o estratti di stato civile formati da oltre un secolo, se relativi a persone diverse dal richiedente. Le domande saranno considerate improcedibili in caso di mancato o inesatto pagamento dei contributi nei termini stabiliti dal Comune.

Implicazioni pratiche

Queste modifiche comportano un aumento dei costi per coloro che intendono ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, sia in Italia che all’estero. È importante che i richiedenti siano informati dei nuovi importi e delle procedure di pagamento per evitare ritardi o impedimenti nella trattazione delle loro domande. Inoltre, i Comuni italiani dovranno deliberare sull’applicazione dei contributi, definendone l’entità entro i limiti stabiliti dalla legge.

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